martedì 19 marzo 2013

Una cena frugale

"Voi mettete 10 a testa, al resto ci penso io"
E' con questa frase che Diego riesce ad assicurarsi il diritto di andare a fare la spesa. Sono le 14.30 di un sabato luminoso e i ragazzi sono attorno al tavolo del baretto della zona a prendere il caffè. Macchiato, macchiato, lungo, macchiato, con lo Jagermeister. Persino Muro ha preso il caffè, nonostante la dieta ferrea e il rischio di gravi patologie cardiache dichiarate nei mesi precedenti. Si sta decidendo come organizzarsi per la cenetta fissata la sera dello stesso giorno a casa di Da, che ha già preparato tutto: a suo dire si potrà tranquillamente pasteggiare in salotto, mentre i suoi genitori rimarranno legati e imbavagliati in soffitta. Il menù è pronto, mancano solo gli ingredienti e il loro assemblaggio. Lo sguardo del buon Diego mentre si propone di andare a fare la spesa in pescheria tradisce quelle che poi saranno le sue vere intenzioni (c'è chi dice di aver visto comparire nelle sue pupille il simbolo del dollaro) e il ragazzo è sicuramente il più carico per la serata. Quando gli si chiede se resterà nel budget stabilito o di portare cinque fotocopie dello scontrino fiscale (una per commensale), egli risponde con un evasivo "fatti i cazzi tua" e si invola verso il negozio di generi alimentari. La discussione si sposta quindi sulle famose birre doppio malto che Muro ha ordinato e che verranno spartite equamente tra gli astanti. Le birre sono 48, i compratori 5: ad ogni compratore spettano 9,6 birre. Quando l'incauto commerciante si lascia sfuggire un "ma sì, facciamo 9 birre a testa" la situazione si fa pesante. Sale in cattedra l'esperto di economia Ale che pretende tre quinti di una delle bottiglie avanzate, tassativamente senza che Muro abbia bevuto i restanti due quinti a collo perché ciò lo schifa; in alternativa propone un pagamento adeguato al prezzo della bottiglia, all'inflazione e allo spread; infine, ventila l'ipotesi di un leasing con TAG 2% ma condizionatore incluso. Al termine della contrattazione Ale è quasi riuscito a convincere il barista a comprare il suo giaccone per 15mila euro. Magi taccia Muro di demagogia, cosa che non c'entra nulla ma non fa mai male. Teo rimane impassibile, ma rigira nervosamente tra le mani il coltellino svizzero. Da risponde con un sobrio "arrotonda stocazzo". Il diverbio si risolve con le buone maniere quando i nostri sono cacciati dal locale, dandosi appuntamento per le 19.30.

Diego, Magi, Muro e Teo arrivano al luogo prefissato per le 20, ovvero perfettamente puntuali secondo le usanze delle Bustecche. Ale è in leggero in ritardo avendo trovato coda nel corridoio che separa casa sua da quella dell'amico. Il contenuto delle voluminose borse che Muro e Diego portano si rivela essere la spesa in pescheria, quintuplicata rispetto al budget originale. Ci sono bocconi di capesante, scampi, gamberetti freschi e un'orata da 4 chili che, a dire del pescatore, prima di essere finalmente estratta dall'acqua era riuscita ad affondare tre imbarcazioni della Marina Militare. E' Diego a rivendicare gli acquisti e a prendere immediatamente le redini della situazione, affidando a ciascuno un compito adeguato alle capacità: egli stesso prepara la pasta e impiatta un aperitivo di pesce crudo, Muro taglia i cipollotti e scalda il soffritto, Magi e Teo finiscono a spurgare i gamberetti. E' a questo punto che gli stessi Muro e Diego rivelano di essere stati coinvolti loro malgrado in un aperitivo generoso durato le 3 ore precedenti, il che giustifica il colorito rubizzo del loro volto e gli occhietti lucidi che venivano in precedenza attribuiti al taglio delle cipolle.
Alle ore 21 le portate sono pronte: antipasto freddo di scampi e capesante, pasta risottata con zucchine, gamberetti e pomodorini, scampi e gamberetti alla piastra, la famosa orata al forno sotto sale, il tutto sommerso dal vino bianco che ciascuno ha portato. E' tutto delizioso e bisogna rendere grazie a Diego per l'ottima mangiata. Il ragazzo, umile e commosso, dapprima sostiene che la bontà dei piatti sia dovuta alla qualità della pescheria e poi rievoca l'accaduto di una settimana prima, in cui diversi esponenti della compagnia delle Bustecche erano stati sbattuti fuori da un ristorante cinese. Il gestore di tale locale aveva infatti partorito la sciagurata idea di far pagare un prezzo fisso irrisorio per un all you can eat al sabato sera, suscitando le attenzioni delle nostre forchette buone. Alla fine della serata, dopo una prestazione vergognosa di circa 22 portate a testa, persino i pazienti camerieri cinesi sbottano. "Fate più schifo dei nostli involtini" dice uno, mentre il maitre (o "maitle" come lo chiamano nel Paese del Sol Levante) invita i ragazzi a non ripresentarsi mai più nel locale con la promessa, in caso contrario, di farli diventare parte delle tartine alla polpa di granchio. Da più parti è stato indicato Ale come mattatore della serata, che si dichiara addirittura imbarazzato per il volume di cibo ingurgitato; Muro dichiara in seguito di aver ingerito un bicchierone di salsa di soia per 5 euro, non sapendo che nei ristoranti cinesi non è mai bene identificare ciò che c'è scritto sull'etichetta con il contenuto.
Ale è in effetti il primo ad avventarsi sulla pasta, seguito a ruota da Teo; pessima prestazione di Da che si sta preservando per il giorno successivo in cui si dovrà alzare presto a lavorare e pertanto svolge il ruolo di astemio. E' sorprendentemente Teo però a ripulire la padella (in seguito non la si dovrà neppure lavare); Ale si scusa per l'accaduto, asserendo di essere a dieta dopo il terzo piatto di pasta.
Sull'onda dell'ebbrezza Muro propone una variante di "Indovina chi", noto gioco da tavolo: egli stesso darà alcune informazioni di una persona e i concorrenti dovranno indovinare di chi si tratta. Eccone un paio di esempi:
"22 anni, 175 cm, 75 kg, gira con il dece"
"22 anni, 175 cm, 80 kg, è stato più volte insabbiato"
A intervalli regolari di circa 15 secondi si propone poi un nuovo brindisi. Tralasciando quelli dedicati al cuoco e alla bernarda, Muro propone di dedicarne uno al compianto Vins, il grande assente della serata. Avendo quest'ultimo dichiarato di essere in televisione la sera stessa e avendo escluso che facesse il concorrente dell'Eredità, lo si cerca sui canali sportivi senza risultato. Sono attimi di esaltazione quando su Sportitalia inizia una partita di pallavolo, ma è maschile e sappiamo bene che Vins è specializzato ad arbitrare solo ed esclusivamente donne (sebbene, se ci si pensa, il ragazzo segnali i falli); Magi sostiene di aver visto l'amico in campo, ma ad una più attenta occhiata il giocatore si rivela essere lo schiacciatore brasiliano Giba: i due da lontano sembrano fratelli gemelli. Muro apostrofa poi Vins di tradimento, non gradendo la sua decisione di passare la serata venendo pagato, viziato e coccolato tra una ventina di giovani atlete poco vestite anzichè presenziare alla sagra della salsiccia (sebbene di qualità).
Si apre infine una disputa sui capelli. Teo è molto sensibilizzato al problema, dato che continuano a strappargliene; Ale non ne fa un problema, nonostante nessuno si ricordi di averlo mai visto spettinato; il discorso è diverso per Muro, che afferma senza mezzi termini che l'uomo (o donna cessa) che gli tocca i capelli è un uomo morto. Il ragazzo riferisce addirittura di aver provato istinti omicidi verso un suo caro amico e allenatore, Franco, in quanto costui gli aveva toccato un ciuffo ribelle per rimetterlo in ordine; non soddisfando i requisiti richiesti per toccare la capigliatura di Muro (essere gnocca e/o avere almeno la quarta di reggiseno e/o essere la ragazza di Ale), la situazione stava per degenerare. Coloro che non soddisfando i requisiti hanno toccato i capelli al ragazzo e ne sono usciti vivi si contano sulle dita di una mano.
Verso mezzanotte i ragazzi si dividono. A presto.

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